SAN PANTALEONE A VALLO. FEDE, CULTURA, TRADIZIONE

Perdonateci, ma siamo vallesi! E – come ogni vallese che si rispetti – a luglio, non possiamo non pensare a San Pantaleone e alla festa con cui il paese onora il suo martire protettore.

Sempre in bilico tra folklore e fede, tra esteriorità chiassosa e intimità silenziosa, le manifestazioni che a Vallo animano il 27 luglio e i giorni vicini sono espressione della storia e della tradizione locale. Al riguardo, qualcuno userebbe l’abusata e abbastanza indefinita locuzione “genius loci” per indicare lo spirito della comunità che nel tempo ha dato luogo a questa forma particolare di culto, di sentimento popolare, di clima sociale, insomma a tutto ciò che fa avvertire, anche al più laico dei vallesi, l’esistenza di quella sottile “linea rossa” che lo lega alle sue radici; linea che può anche divenire invisibile nel corso dell’anno, fino a sparire del tutto, ma che immancabilmente ricompare all’approssimarsi di quei giorni di fine luglio.

Se vi è capitato qualche volta di non essere a Vallo il 27, potete capire cosa intendo dire. Scommetto che non siete riusciti – anche solo per un attimo – a non pensare alla festa. Ecco, quel pensiero è il legame, quella linea – “rossa” come il sangue del martire – che vive dentro e non si può cancellare.

Se la nostra festa – soprattutto nelle forme che esprimono il modo in cui si manifesta la pietà popolare – ha sempre pagato il suo debito al variare dei tempi storici e del clima culturale, possiamo dire che ha conservato in gran parte il suo nucleo di fede e devozione, pur con l’attenuarsi del sentimento religioso nella società contemporanea.

Quel nucleo – lo sappiamo tutti – è particolarmente in evidenza nella grande processione del 27, quando tutti i culti locali – quelli ancora vivi e quelli da tempo scomparsi – si ripresentano alla sensibilità di ogni vallese, ricordandogli ciò che è la sua fede, ciò che è stata quella dei suoi padri, ciò che potrà ancora essere quella dei suoi figli.

Il lungo elenco dei santi rappresenta quasi l’intero calendario cristiano, che per l’occasione si fonde in un unico sentimento religioso. L’evento liturgico della processione simboleggia il cammino che i “Santi di Dio” compiono per evangelizzare ancora il cuore di ognuno e il continuo peregrinare della stessa comunità sulle strade difficile della quotidianità. È una strana simbiosi tra Santi “già fatti” e noi, Santi “in formazione”, in quanto fedeli di quell’unico Cristo che tutti ci lega.

Di seguito, presentiamo alcune delle tante statue che anche quest’anno vedremo in processione. Sono solo alcune delle più significative per antichità, valore artistico, bellezza. Siamo pienamente consapevoli che ogni effigie, anche quelle non presenti nella nostra rassegna, abbia il suo valore estetico e la sua pregnanza storico-culturale. Il nostro è solo un invito a venire a vedere, un assaggio del bello e del santo in scena per le vie di Vallo in quei giorni.

Tra le più antiche e di pregevole fattura c’è quella di S. Domenico, che ci ricorda la lunga presenza – a partire dal XVI secolo – dei Domenicani in paese nel convento annesso alla chiesa di S. Maria delle Grazie; cui si aggiunge la statua di S. Alfonso de’ Liguori, culto portato dai “Liguorini”, l’ordine da lui fondato, che nella prima metà dell’Ottocento occuparono lo stesso convento.

San Domenico
San Domenico
Particolare
Particolare
Particolare

 

Particolare
Sant’ Alfonso

E poi, San Vincenzo Ferrer (o Ferreri), un domenicano, rappresentato nella sua classica raffigurazione di “angelo dell’Apocalisse”, per i suoi scritti escatologici al tempo del Grande Scisma d’Occidente (prima metà del XV secolo); e San Nicola di Mira (o di Bari), la cui presenza rimanda all’antico culto nello storico rione vallese di Spio. Mentre quest’ultimo è ancora commemorato il 6 dicembre con una bella e sentita festa che si sviluppa attorno alla sua cappella, la festa del primo – che un tempo si teneva il 5 aprile con una certa solennità caratterizzata anche dalla processione – è ormai scomparsa pure dalla memoria locale.

 

San Vincenzo
San Vincenzo

 

San Nicola

La grande e solida statua di San Francesco Saverio (Francisco de Jassu y Xavier), missionario gesuita e tra i primi compagni di S. Ignazio di Loyola, ci ricorda – con quel suo crocifisso in evidenza – l’importanza della missione e la presenza per vari decenni (dagli anni Trenta agli anni Sessanta del Novecento) a Massa dei padri saveriani dell’Istituto delle missioni estere.

San Francesco Saverio
San Francesco Saverio
San Francesco Saverio

 

San Francesco Saverio

La statua di San Cataldo, monaco irlandese e vescovo di Taranto, rimanda al culto introdotto in diocesi nel XVII secolo dagli Zattara, marchesi di Novi, e ancora oggi presente a Pattano.

San Cataldo

 

San Cataldo
San Cataldo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non mancano altre splendide rappresentazioni a mezzo busto, come quelle di San Giuseppe, “sposo di Maria”, San Gaetano da Thiene, fondatore dei Teatini e San Filippo.

San Giuseppe

 

San Gaetano
San Filippo
San Filippo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Chiudiamo la nostra rapida galleria con due delle statue collocate nelle nicchie della navata della cattedrale: Sant’Aniello e San Michele Arcangelo, uno dei due arcangeli che, in genere, chiudono la processione (quanto all’altro, lascio a voi indovinare).

 

Sant’ Aniello
San Michele Arcangelo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Particolare

Ah, quasi dimenticavo il patrono! Ecco la sua bella statua, per noi vallesi un’icona suggestiva, carica di memorie personali, familiari e comunitarie, fonte di emozioni, capace di commuovere fino alle lacrime e di suscitare un’indescrivibile gioia. Per tutti, tramite visibile verso la fede in quel Gesù per il quale il martire Pantaleone offrì il suo giovane sangue.

San Pantaleone
San Pantaleone
San Pantaleone
San Pantaleone

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

San Pantaleone

 

San Pantaleone (trono 1999)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

San Pantaleone (trono 1999)

 

 

E con questo chiudiamo, augurando buona festa (e processione) a tutti!

(Tutte le foto sono di Antonio Milano)

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Author: manlio morra

3 thoughts on “SAN PANTALEONE A VALLO. FEDE, CULTURA, TRADIZIONE

  1. Nella prima foto del nostro misericordioso Santo si nota Rosa Scalone: sta per baciare il suo patrono con tutta quella fede semplice ed umile che traspare dal quel suo appoggiare le mani al tavolo che sostiene
    il Martire. C’è tutto il discorso interiore che accomuna lei come tutti i vallesi. Una donna dal cuore palpitante,dal fisico esile ma forte.Esempio di vita fatta di sacrifici, di difficoltà ma che sparivano nei giorni di festa. Alle spalle del santo il Maestro Antonio Napolano componente del Comitato Festa per oltre quarant’anni. Per lui, la buona riuscita della festa, una necessità imprescindibile, un impegno che univa lui e i suoi amici in modo completo: sociale e spirituale. Scendeva le scale al quarto piano di via Periotto
    veloce, mentre sua moglie gli consigliava che forse poteva indossare un vestito piuttosto che un altro ma
    non c’era tempo. Chiudendo la porta di casa ritornava ad essere semplicemente Tonino il ragazzo cresciuto in via Pignataro 12 all’ombra del Cappellone. Così Tonino entrava in chiesa e viveva la festa del suo amatissimo Santo.
    Adelinda

    Santo

    1. Il ricordo di Tonino Napolano è ormai parte integrante della storia della nostra festa. Grazie per il tuo intervento, davvero sentito e assai significativo.

  2. Grazie a te che, attraverso una così certosina opera di ricerca e di studio ,rendi possibile la fruizione e la divulgazione del nostro passato. A ben guardare il tempo non ha andamento lineare, circolare, non è associabile a nessuna figura geometrica e a nessun algoritmo. Il tempo è, esiste e nel suo essere passato
    squarcia sempre quello che chiamiamo presente poichè non smette di interrogarci e di presentarsi vivo.
    Grazie per lasciarlo parlare.

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