{"id":818,"date":"2022-01-03T16:22:43","date_gmt":"2022-01-03T16:22:43","guid":{"rendered":"https:\/\/fattidistoria.org\/?p=818"},"modified":"2022-01-04T14:38:11","modified_gmt":"2022-01-04T14:38:11","slug":"attimi-di-tempo-ritrovato-sulle-sponde-del-sammaro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fattidistoria.org\/?p=818","title":{"rendered":"Attimi di \u201ctempo ritrovato\u201d sulle sponde del Sammaro"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-black-color has-text-color\" style=\"font-size:22px\">Non un romanzo n\u00e9 un\u2019autobiografia, non un saggio sulla memoria n\u00e9 un documento su luoghi e abitudini d\u2019altri tempi, eppure <strong>l\u2019ultimo lavoro della scrittrice cilentana Maria Pia Lorenzo<\/strong> \u00e8 un po\u2019 di tutto questo e molto di pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color\" style=\"font-size:22px\">A seguire le sue indicazioni, si tratta di un <em>memoir<\/em>, cio\u00e8 di un percorso nella memoria per ricostruire tracce del passato; <strong>un <\/strong><em><strong>memoir d\u2019amour<\/strong><\/em>, per essere pi\u00f9 precisi, un memoriale che raccoglie esperienze, ordina ricordi, recupera emozioni vissute, immaginate, trasfigurate, ma che, soprattutto, si fa percorso di gratitudine per i luoghi dell\u2019infanzia, per le persone che l\u2019hanno popolata, per i personaggi pi\u00f9 o meno reali che l\u2019hanno resa viva e degna di ricordo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/CamScanner-01-03-2022-15.21_1-scaled.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/CamScanner-01-03-2022-15.21_1-736x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-817\" width=\"436\" height=\"606\" srcset=\"https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/CamScanner-01-03-2022-15.21_1-736x1024.jpg 736w, https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/CamScanner-01-03-2022-15.21_1-216x300.jpg 216w, https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/CamScanner-01-03-2022-15.21_1-768x1069.jpg 768w, https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/CamScanner-01-03-2022-15.21_1-1104x1536.jpg 1104w, https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/CamScanner-01-03-2022-15.21_1-1472x2048.jpg 1472w, https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/CamScanner-01-03-2022-15.21_1-1230x1712.jpg 1230w, https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/CamScanner-01-03-2022-15.21_1-scaled.jpg 1839w\" sizes=\"auto, (max-width: 436px) 100vw, 436px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color\" style=\"font-size:22px\">Nell\u2019opera, uscita qualche anno fa, dal suggestivo titolo <em><strong>Le mani dell\u2019anima<\/strong><\/em>, l\u2019autrice ci porta <strong>nel suo paese d\u2019origine \u2013 Roscigno<\/strong> \u2013 e ci conduce per mano lungo le sue polverose strade nel dopoguerra, tra gli anni \u201950 e \u201960 del secolo scorso, quando la povert\u00e0 era ancora tanta e lentamente il miracolo economico cominciava a lambire, con le sue lusinghe e i suoi miraggi di benessere, anche le desolate terre cilentane.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color\" style=\"font-size:22px\"><strong>La Roscigno della Lorenzo \u00e8 tanto reale quanto immaginata<\/strong>. Le stradine, i vicoli, le case, sono quelli veri da lei vissuti negli anni dell\u2019infanzia e della prima adolescenza, ovviamente trasformati attraverso la forza della parola e dell\u2019invenzione romanzesca, ma quel paese \u00e8, in realt\u00e0, una metafora per ritrovare quegli anni, usare la memoria come strumento per attingere il passato ma anche come vero luogo dell\u2019anima; in definitiva, per rivivere quegli anni difficili, spensierati, duri, incantati, in cui tutto aveva il fascino del nuovo e la vita povera e semplice profumava di dignit\u00e0 e bellezza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color\" style=\"font-size:22px\">\u00c8 Roscigno, ma avrebbe potuto essere qualunque altro paese cilentano e non. Se vi capita di leggerlo \u2013 e vi consiglio di farlo \u2013 fatevi trasportare da <strong>quel sapiente uso della nostalgia, velata di un sottile ma dolce rimpianto<\/strong>, che avvolge cose e persone, che trasfigura ambienti e paesaggi, e li deposita in quella terra di confine in cui sogno, realt\u00e0, fantasia, ricordo vivono insieme liberamente e senza contraddirsi. Forse \u00e8 quello il luogo della vita vera; di sicuro lo \u00e8 per i romanzieri, ma sospetto che tutti siamo potenziali abitatori di quel mondo, anche al di l\u00e0 di quanto siamo disposti a confessare. In fondo, ciascuno vive la sua vita costruendo la propria storia, raccontando il suo romanzo, impastando il presente col passato, il fuori col dentro, le azioni coi pensieri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color\" style=\"font-size:22px\">A proposito di memoria e degli strani giochi che intesse col tempo, <strong>c\u2019\u00e8 un che di proustiano in questo romanzo non romanzo<\/strong>, che mette in scena un pezzo vero di vita vissuta, preoccupandosi di recuperarne la verit\u00e0 emotiva pi\u00f9 che quella fattuale, nella consapevolezza forse che \u00e8 l\u2019unico modo per rivivere quel passato. Rivivere non solo nel senso di \u201cviverlo di nuovo\u201d attraverso il gioco della memoria, o in quello di \u201cri-cordare\u201d, cio\u00e8 riportarlo vicino o dentro al cuore, ma nel senso, appunto proustiano, di \u201cviverlo davvero per la prima volta\u201d, perch\u00e9 colto nella sua essenza e vissuto interiormente attraverso l\u2019arte.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/CamScanner-01-03-2022-15.21_2-scaled.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/CamScanner-01-03-2022-15.21_2-656x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-816\" width=\"348\" height=\"544\" srcset=\"https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/CamScanner-01-03-2022-15.21_2-656x1024.jpg 656w, https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/CamScanner-01-03-2022-15.21_2-192x300.jpg 192w, https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/CamScanner-01-03-2022-15.21_2-768x1199.jpg 768w, https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/CamScanner-01-03-2022-15.21_2-984x1536.jpg 984w, https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/CamScanner-01-03-2022-15.21_2-1312x2048.jpg 1312w, https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/CamScanner-01-03-2022-15.21_2-1230x1920.jpg 1230w, https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/CamScanner-01-03-2022-15.21_2-scaled.jpg 1640w\" sizes=\"auto, (max-width: 348px) 100vw, 348px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color\" style=\"font-size:22px\">Leggendo il testo \u00e8 come ci si trovasse di fronte a <strong>tanti piccoli pezzi di \u201ctempo ritrovato\u201d<\/strong>, cio\u00e8 rivissuto attraverso il meccanismo della memoria messo in moto da qualche elemento del presente. Proust, appunto, chiamava quel meccanismo <strong>\u201cmemoria involontaria\u201d<\/strong>, capace di svelare il senso delle cose e di sottrarle all\u2019oblio. Tutti ricordiamo l\u2019episodio della <em>madeleine<\/em> inzuppata nel t\u00e8 che resuscita il perduto mondo dell\u2019infanzia del protagonista de <em>La strada di Swann<\/em>, passo tra i pi\u00f9 celebri della letteratura d\u2019ogni tempo. Ebbene, anche nel nostro caso sensazioni attivano quel meccanismo e aprono la scena del passato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color\" style=\"font-size:22px\"><strong>Lo spuntare \u201c<\/strong><em><strong>r vetaglie<\/strong><\/em><strong>\u201d<\/strong>, piante erbacee rampicanti, all\u2019inizio della primavera rimanda all\u2019infanzia quando i bambini \u2013 e l\u2019autrice-protagonista del <em>memoir<\/em> \u2013 raccoglievano quelle piante per farle usare alle mamme in cucina, ma si estende alle \u201cvoci dei vicoli\u201d popolati di donne, anziani, ragazzi che animavano un \u201cteatro vivente all\u2019aperto\u201d al quale partecipavano anche gli animali, in special modo le galline razzolanti liberamente negli spazi comuni e, non di rado, nelle case dei vicini. Gustosa la scena del litigio tra Tulietta, za Elisa, Ninetta e la madre provocata proprio dalla conta delle galline all\u2019imbrunire che fa sospettare alla prima che tra le donne del vicinato ci sia \u201c<em>\u2019na mariola r add\u00ecne<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color\" style=\"font-size:22px\">L\u2019autrice chiama <strong>\u201cvoci dell\u2019anima\u201d<\/strong> quei momenti di memoria involontaria che squarciano il tempo. Cos\u00ec, lo scroscio dell\u2019acqua nel lavandino otturato di una mattina qualunque fa comparire l\u2019immagine della madre intenta nella stessa operazione di liberare il lavandino di casa e a gridare alla figlia: <em>Mar\u00ec! Mar\u00ec! Curr, va\u2019 a la casa r za Maria e fatt ra lu ssupplat\u00f9r!<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color\" style=\"font-size:22px\">La richiesta perentoria di procurare lo \u201csturalavandino\u201d, oggetto indisponibile in paese e perci\u00f2 da acquistare necessariamente in citt\u00e0, apre una gustosissima scena di vita quotidiana in cui la protagonista, attraverso l\u2019umile aggeggio cittadino regolarmente prestato dalla zia e rotto dalla foga della madre, impara dalla lezione di gentilezza e pazienza offerta da <strong>\u201cza Maria\u201d<\/strong> che \u201cl\u2019amore ha sempre un prezzo\u201d. La zia, infatti, prevedendo le reiterate richieste del parentado sprovvisto dell\u2019oggetto e per nulla turbata dal maldestro utilizzo che ne provoca la rottura, aveva acquistato uno \u201c<em>ssupplat\u00f9r<\/em>\u201d di riserva a Salerno, nascondendolo anche al marito, e pu\u00f2 quindi rassicurare la piccola protagonista, turbata dal dover restituire l\u2019utensile rotto e infastidita dall\u2019irruenza e dall\u2019invadenza materna (\u201c\u2013 <em>zia Mar\u00ec, mamma \u2018a rutt lu ssupplat\u00f9r e qu\u00e0nn zi Nanni vai a Sali\u00e8rn te lu f\u00e0ce accatt\u00e0,<\/em>dice la bambina imbarazzata davanti alla zia, che risponde serena e complice: \u2013 <em>U\u00e8, Maruzz\u00e8, non fa sta facc\u00e8lla! io t\u00e8ngo nat ssupplat\u00f9r ma nu\u2019 dice niente a m\u00e0mmeta ca se no me ropp pure ch\u00ecst! ric\u00ecm ca io e te tin\u00ecm \u2018nu segr\u00e8to<\/em>\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color\" style=\"font-size:22px\"><strong>Le \u201cvoci dell\u2019anima\u201d sono sempre in azione<\/strong>, a scatenarle pu\u00f2 essere il profumo del bucato steso al sole, che rimanda all\u2019antico odore della <em>liscivia<\/em> e alle lavandaie di paese con i loro sospiri d\u2019amore, o lo svolazzare delle foglie del tardo autunno, che restituisce il dolore inspiegabile della morte di Vincenzina, piccola compagna di giochi portata via come foglia al vento in una giornata di fine novembre.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/CamScanner-01-03-2022-15.21_3-scaled.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/CamScanner-01-03-2022-15.21_3-627x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-815\" width=\"398\" height=\"650\" srcset=\"https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/CamScanner-01-03-2022-15.21_3-627x1024.jpg 627w, https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/CamScanner-01-03-2022-15.21_3-184x300.jpg 184w, https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/CamScanner-01-03-2022-15.21_3-768x1254.jpg 768w, https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/CamScanner-01-03-2022-15.21_3-941x1536.jpg 941w, https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/CamScanner-01-03-2022-15.21_3-1254x2048.jpg 1254w, https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/CamScanner-01-03-2022-15.21_3-1230x2008.jpg 1230w, https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/CamScanner-01-03-2022-15.21_3-scaled.jpg 1568w\" sizes=\"auto, (max-width: 398px) 100vw, 398px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color\" style=\"font-size:22px\"><strong>Ma tutto \u00e8 memoria e volont\u00e0 di sottrarre all\u2019oblio pezzi di passato<\/strong>. Cos\u00ec in ogni pagina si attiva il ricordo della vita dei vicoli, spesso di quella via Alighieri dove si svolgevano gran parte delle avventure quotidiane della piccola protagonista tra giochi poveri, quali il <em>tuppi tuppi<\/em>, <em>mazza e pieuz <\/em>(per i maschietti), lo <em>sci\u00f9vila sci\u00f9vila<\/em>, o il pi\u00f9 tranquillo gioco <em>r li buttun<\/em>, e canti e filastrocche d\u2019altri tempi. In quella stessa via si esibiva pure <strong>l\u2019improvvisata banda musicale<\/strong> messa su da bambini e bambine, dotata di strumenti altrettanto improvvisati, come coperchi, mazze, lattine, scodelle, mestoli, <em>tric trac<\/em> e <em>zirri zirri<\/em>. Con la sfilata di quell\u2019insolita banda, che voleva imitare la banda ufficiale nel giorno della festa di San Rocco, <strong>l\u2019autrice d\u00e0 vita a una scena degna di <\/strong><em><strong>Tom Sawyer<\/strong><\/em>, in cui sembra di sentire l\u2019<em>ammuina<\/em> quotidiana prodotta nelle prime ore del pomeriggio, tra il disappunto e gli improperi dei poveri abitanti stanchi per il lavoro nei campi (\u2013 <em>Santo Rooocco! Jateviiinne!<\/em> \u2013 <em>J\u00e0tl a pigli\u00e0 \u2018ngulo!<\/em> \u2013 <em>Ca puzz\u00ect schiatt\u00e0!<\/em> \u2013 <em>Fin\u00ectela r strumpitti\u00e0 avite cap\u00ecto?<\/em> \u2013 <em>La Mar\u00f2nna, Ges\u00f9 Cristo! J\u00e0teve a scapezz\u00e0 a lu S\u00e0mmaro!<\/em>) e l\u2019innocente incomprensione di quegli scombinati suonatori convinti della seriet\u00e0 del loro impegno. L\u2019elenco dei loro nomi, quasi ostentato, \u00e8 di per s\u00e9 uno spettacolo: Gerardino <em>r Pinocchio<\/em>, Nicolino <em>r z\u00ec Pietro<\/em>, Pinuccia <em>r Burraci\u00f2n<\/em>, Livira <em>la Sardagnola<\/em>, <em>\u2018Ndonio r lu Scurzese<\/em>, Maria <em>r Letta<\/em>, Giannina e Pinuccia <em>r Mario lu Sciul\u00e8<\/em>, Maddalena e Michele <em>r Facciruss<\/em>, Pinuccia e \u2018Ndino <em>r z\u00ec Narduccio<\/em>. Lo spettacolo sta nel soprannome di cui tutti sono dotati, in genere un patronimico che ne esprime l\u2019appartenenza e li rende riconoscibili nella comunit\u00e0 paesana. Si tratta di <strong>una sorta di anagrafe popolare<\/strong> che genera per ciascuno un piccolo compendio genealogico, cos\u00ec importante da accompagnarlo per tutta la vita. \u00c8 la stessa autrice a sottolinearlo, quando firma il suo volume con due nomi, quello ufficiale e quello dell\u2019anagrafe popolare, l\u2019antico e mai dimenticato nome \u201croscignolo\u201d <em><strong>Marianna r Burracci\u00f2n<\/strong><\/em>, quasi che il primo non bastasse ad esprimere l\u2019identit\u00e0 popolare, il legame con la terra d\u2019origine, il senso di appartenenza evocato dal secondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color\" style=\"font-size:22px\">A un certo punto pare di sentire <strong>l\u2019odore del sapone <\/strong>fatto in casa, con i residui di grasso e di ossi di maiale mescolati a soda e cenere, e <strong>quello del pane<\/strong> preparato col lievito madre (<em>lu luv\u00e0to<\/em>); <strong>i suoni della vendemmia<\/strong>, vero evento collettivo quando \u201cl\u2019odore dolce del mosto ubriacava l\u2019aria di settembre\u201d, e l\u2019animazione concitata creata <strong>dall\u2019uccisione del maiale<\/strong>, altro evento cruciale in cui le singole famiglie, aiutandosi a vicenda e scambiandosi <em>lu \u2018mmito r puorc<\/em> (l\u2019invito al pranzo del maiale), esprimevano il senso profondo della comunit\u00e0 che le legava. Era, quella, l\u2019occasione per una prelibatezza d\u2019altri tempi: il sanguinaccio, del quale si forniscono ricetta e modalit\u00e0 di preparazione davvero interessanti.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Foto-da-Conosci-la-tua-provincia-Jannone-Salerno-1990.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Foto-da-Conosci-la-tua-provincia-Jannone-Salerno-1990-1024x978.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-814\" width=\"532\" height=\"508\" srcset=\"https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Foto-da-Conosci-la-tua-provincia-Jannone-Salerno-1990-1024x978.jpg 1024w, https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Foto-da-Conosci-la-tua-provincia-Jannone-Salerno-1990-300x287.jpg 300w, https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Foto-da-Conosci-la-tua-provincia-Jannone-Salerno-1990-768x734.jpg 768w, https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Foto-da-Conosci-la-tua-provincia-Jannone-Salerno-1990-1536x1467.jpg 1536w, https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Foto-da-Conosci-la-tua-provincia-Jannone-Salerno-1990-2048x1957.jpg 2048w, https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Foto-da-Conosci-la-tua-provincia-Jannone-Salerno-1990-1230x1175.jpg 1230w\" sizes=\"auto, (max-width: 532px) 100vw, 532px\" \/><\/a><figcaption>Foto da Conosci la tua provincia? Ecologia, Jannone, Salerno 1990<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color\" style=\"font-size:22px\">E poi, i tanti personaggi anch\u2019essi portati dalle \u201cvoci dell\u2019anima\u201d che aleggiano intorno alla sensibilit\u00e0 della scrittrice: da <strong>\u201czio Nanni\u201d<\/strong>, col suo affetto e la sua dolcezza quasi paterne, a <strong>\u201czio Emilio\u201d<\/strong> (che in paese era <em>Emilio r Giovanni r Michelearcangelo<\/em>), figura severa e silenziosa di educatore al quale l\u2019autrice dedica una commossa e commovente lettera postuma di ringraziamento che le consente di trasformare l\u2019odio innocente della bambina che era nella riconoscenza e nell\u2019amore della donna (e della scrittrice) che \u00e8 diventata anche grazie al suo rigore da prete; dall\u2019omonima <strong>\u201cnonna Marianna\u201d<\/strong>, con i suoi insegnamenti sulla durezza della vita (\u201c<em>la vita \u00e8 chi\u00e8na r sarcini\u00e8dd!<\/em>\u201d) e con i suoi \u201c<em>cunti<\/em>\u201d di \u201c<em>munaciedd e brianti<\/em>\u201d \u2013 questi ultimi immancabilmente provenienti da Sacco oltre il fiume Sammaro \u2013 narrati attorno al fuoco nelle lunghe sere invernali, e capace di celebrare l\u2019antico rito del malocchio (\u201c<em>\u2013 Ceca luocchio\u2026! Ceca luocchio!<\/em>\u201d) tra superstizione e religione, sacro e profano, a <strong>\u201cmamma Nina\u201d<\/strong>, con i suoi metodi educativi duri e spicci \u2013 che oggi indurrebbero a chiamare Telefono azzurro \u2013 perch\u00e9 ispirati al motto condiviso un po\u2019 da tutti: \u201c<em>mazze e panelle fanno i figli belli, pane senza mazze fa i figli pazzi<\/em>\u201d. Anche qui per\u00f2 c\u2019\u00e8 un senso di riconoscenza postuma, perch\u00e9 se \u00e8 vero \u201cche i nostri genitori <em>menavano mazzate<\/em>\u201d, non \u00e8 meno vero che \u201cnon trascuravano mai di prepararci alla vita: trovando sempre il tempo giusto per ogni cosa importante\u201d. E perch\u00e9, all\u2019epoca, \u201ctutti gli adulti erano avari di tenerezze, per prepararci alla durezza della vita\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color\" style=\"font-size:22px\">Forse uno dei personaggi che pi\u00f9 rimane impresso \u00e8 <strong>\u201c<\/strong><em><strong>ronna Ina<\/strong><\/em><strong>\u201d<\/strong>, la maestra del paese, severa, spigolosa, poco comprensiva, rigida, avara di sorrisi non perch\u00e9 cattiva ma perch\u00e9 tutta compresa nei suoi compiti educativi anch\u2019essi ispirati all\u2019adagio poco rassicurante delle <em>mazzate. <\/em>Questo il suo ritratto al primo giorno di scuola: \u201cMi sembr\u00f2 triste con le sue labbra sottili e serrate \u2026 con i suoi occhi chiari, gelidi e privi di luce. \u2026 Non brutta, lo sembrava: la tristezza, lenta come una campana lenta, le impediva di aprire le sue labbra ai sorrisi, anche forzati\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color\" style=\"font-size:22px\">L\u2019ammonizione con cui si presentava, e che amava ripetere, era la sintesi del personaggio e costituiva un po\u2019 il suo programma: \u201c<em><strong>Qu\u00e0nn vir\u00ect a mme v\u2019av\u00ect pisci\u00e0 sotto ra la pa\u00f9ra<\/strong><\/em>\u201d. Ne conseguiva un ampio ricorso all\u2019intero armamentario punitivo allora in voga, con ceffoni, l\u2019utilizzo delle bacchette, l\u2019obbligo di restare in ginocchio sul granturco, di tenere le mani alzate, di rimanere dietro la lavagna o faccia al muro. Tutte punizioni corporali un po\u2019 sadiche un po\u2019 volutamente umilianti, ma generalmente ritenute normale strumento didattico. Di certo, nessun genitore si sarebbe neppure sognato di lamentarsi con la maestra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color\" style=\"font-size:22px\">Alcune scene della classe della \u201cmaestra Ina\u201d sembrano felliniane, ricordando <strong>momenti di <\/strong><em><strong>Amarcord<\/strong><\/em>, dalle punizioni alla generale difficolt\u00e0 di esprimersi in italiano, ma soprattutto alcune figure come <strong>l\u2019alunno ripetente <\/strong><em><strong>Seppe<\/strong><\/em>, \u201cirriverente e poco amante della disciplina \u2026 disordinato e fuori dagli schemi\u201d, che incuriosiva perch\u00e9 \u201cper merenda mangiava un\u2019intera soppressata, senza pane\u201d, o come <em><strong>Franchino<\/strong><\/em><strong>, il nipote del sindaco<\/strong>, ribelle e insofferente, fiero oppositore delle lezioni di catechismo impartite all\u2019ultima ora da \u201cGiusina e za monaca\u201d, o, ancora, come <em><strong>Nicoremo<\/strong><\/em>, ostinato nella sua piccola ribellione di sbagliare apposta l\u2019accento di Taranto, pronunciando, con calma e ostinazione, \u201cGolfo di Tar\u00e0nto\u201d (\u201c<em>La tarant\u00e8lla r v\u00e0vta!<\/em>\u201d, rispondeva irritata <em>ronna Ina<\/em>, incapace di capire che si trattava di una piccola protesta al suo ordine: \u201cGrande <em>Nicoremo<\/em>!\u201d, esclama l\u2019autrice plaudendo al coraggio d\u2019allora del compagno di classe).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Foto-da-Conosci-la-tua-provincia-Jannone-Salerno-1990.J.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Foto-da-Conosci-la-tua-provincia-Jannone-Salerno-1990.J-1024x969.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-813\" width=\"559\" height=\"528\" srcset=\"https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Foto-da-Conosci-la-tua-provincia-Jannone-Salerno-1990.J-1024x969.jpg 1024w, https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Foto-da-Conosci-la-tua-provincia-Jannone-Salerno-1990.J-300x284.jpg 300w, https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Foto-da-Conosci-la-tua-provincia-Jannone-Salerno-1990.J-768x727.jpg 768w, https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Foto-da-Conosci-la-tua-provincia-Jannone-Salerno-1990.J-1536x1453.jpg 1536w, https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Foto-da-Conosci-la-tua-provincia-Jannone-Salerno-1990.J-2048x1938.jpg 2048w, https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Foto-da-Conosci-la-tua-provincia-Jannone-Salerno-1990.J-1230x1164.jpg 1230w\" sizes=\"auto, (max-width: 559px) 100vw, 559px\" \/><\/a><figcaption>Foto da Conosci la tua provincia? Ecologia, Jannone, Salerno 1990<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color\" style=\"font-size:22px\">Alla fine, la comprensione portata dal tempo induce non solo al perdono ma alla riconoscenza verso la maestra che agiva \u201cin buona fede e per il nostro bene\u201d, convinta come tutti che \u201c<em>mazze e panelle\u2026<\/em>\u201d; sicch\u00e9 anche lei, \u201cdonna del suo tempo e severa anche con se stessa, seguiva il suo dovere per farci belli!\u201d. E anche il debito con questa radice \u00e8 cos\u00ec saldato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color\" style=\"font-size:22px\">Che dire poi di un personaggio come <strong>\u201c<\/strong><em><strong>lu fotografo<\/strong><\/em><strong>\u201d<\/strong>, pi\u00f9 bello e affascinante di Hemingway, detto \u201cz\u00ec maestro\u201d perch\u00e9 artista nel mettere in posa i suoi soggetti e fotografare \u201cquello che sentiva, non quello che vedeva\u201d. Con lui, il <em>memoir<\/em> diventa quasi un romanzo di formazione, perch\u00e9 \u201cz\u00ec Rocco Zaccaria\u201d \u2013 questo il suo nome \u2013 \u00e8 una sorta di maestro di vita per la piccola Marianna che instaura con lui un rapporto di curiosit\u00e0 e confidenza. Egli porta in paese non solo la magia delle sue foto, ma anche la novit\u00e0 della cinepresa, con cui realizza il primo straordinario filmino, quello delle nozze di Ninuccia e Nicola <em>r Sciusciuliedd<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color\" style=\"font-size:22px\"><strong>Anche il cinema \u00e8 tra le magie portate da \u201cz\u00ec Rocco\u201d, <\/strong>che organizza le prime serate di cinema all\u2019aperta prima a Roscigno Vecchia e poi alla sua frazione, Roscigno Nuova, che stava diventando via via pi\u00f9 grande e importante (e che \u00e8 il luogo dove vive la piccola protagonista ed \u00e8 ambientato il <em>memoir<\/em>). Qui l\u2019autrice non rinuncia a costruire con abilit\u00e0 una scena che rimanda alla <strong>magia della \u201csettima arte\u201d mostrata in <\/strong><em><strong>Nuovo cinema Paradiso<\/strong><\/em> e richiama uno dei primi filmati pubblici proiettati al tempo dei fratelli Lumi\u00e8re con la celebre locomotiva che, muovendosi verso gli spettatori, sembrava volerli travolgere uscendo dallo schermo:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color\" style=\"font-size:22px\">\u00c8 la sera di ferragosto, tutti sono in piazza per capire cos\u2019\u00e8 \u201c<em>lu fiiirmo<\/em>\u201d annunciato da \u201c<em>lu bannista<\/em>\u201d all\u2019intero paese, qualcuno sospetta che \u201c<em>so\u2019 fotografie ca s\u2019 m\u00f2vene<\/em>\u201d ma molti non ne sanno nulla e attendono con curiosit\u00e0, quasi con agitazione. Si proietta <em>Il padrone delle ferriere<\/em>, \u201c<em>z\u00ec maestro<\/em>\u201d spiega, agli intimoriti spettatori, trattarsi del titolo del film, di cui pochi comprendono il senso. Quando compare un treno che sembra precipitare con grande velocit\u00e0 verso il pubblico, la scena si anima e le paure diventano reali: \u2013 <em>Pe\u2019 la Mar\u00f2nna, ne st\u00eca ven\u00e8nn \u2018ngu\u00f2dd!<\/em> \u2013 <em>E s\u00ec, ne st\u00eca accir\u00e8nn!<\/em> \u2013 <em>N\u2019\u00e0ma salvati pe\u2019 mir\u00e0culo!<\/em> \u2013 <em>E chisto era lu fiirm, la cicoria e lu tr\u00e8pt! ma va\u2019 lu p\u00ecglia \u2018ng\u00f9lo, u\u00e8 Ro\u2019! m\u2019 \u2018a fatto scand\u00e0! <\/em>Queste le colorite esclamazioni dei presenti che finalmente pensano di aver scoperto sulla loro pelle cos\u2019\u00e8 il cinema. Il fotografo li rassicura dicendo che si tratta davvero di \u201cuna fotografia che si muove, ma <em>r mosse<\/em> sono nel film, non fuori\u2026 come spiegarvi\u2026? \u2026\u00e8 <em>\u2018na finta<\/em>\u201d. Ma alcuni non sono convinti: \u2013 <em>E s\u00ec, cu li cazzi ch\u2019\u00e8 \u2018na finta, u\u00e8 ma\u00e8! io m\u2019aggia visto mu\u00f2rt!<\/em> \u2013 <em>Nui ancora tremmol\u00e8iamo<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color\" style=\"font-size:22px\">La forza del cinema in breve convinse tutti dell\u2019assenza di pericoli e del fascino delle sue storie e dei suoi divi, facendolo entrare nelle esperienze formative anche della nostra protagonista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color\" style=\"font-size:22px\">Senso della scena, gusto per l\u2019ironia, abilit\u00e0 nell\u2019uso della frase dialettale, a volte scurrile perch\u00e9 verace e funzionale al contesto popolare, le riscontriamo spesso nel testo, come nel caso dell\u2019arrivo di un\u2019altra novit\u00e0 in paese: <strong>la televisione<\/strong>. Lasciamo a voi la lettura della scena, non meno esilarante di tante altre cui si \u00e8 accennato sopra; qui ricordiamo solo come la calca dei paesani in casa di \u201c<em>z\u00ec Vituccio r Sciusciuliedd<\/em>\u201d, uno dei pochi possessori in paese del nuovo elettrodomestico, riproduca una situazione ricorrente negli anni \u201950 un po\u2019 dappertutto nelle nostre comunit\u00e0, e anche altrove, quando cominciava a diffondersi lentamente il nuovo \u201cfocolare domestico\u201d. L\u2019ingenuit\u00e0 degli inesperti telespettatori, convinti di essere visti da chi compariva in video e quindi pronti a rispondere con un educato \u201c<em>Buonaseeera!<\/em>\u201d al saluto dell\u2019annunciatrice e addirittura a indossare il \u201cvestito buono\u201d per non fare brutta figura, forse fa sorridere ma \u00e8 assai realistica. Anch\u2019io ricordo mia nonna e le sue amiche rispondere a quel saluto davanti al vecchio televisore a valvole e, naturalmente, in bianco e nero, accompagnandolo a volte addirittura con un movimento della mano. Non so se fosse convinzione o desiderio di essere viste per partecipare allo spettacolo, che poi era essenzialmente la Messa trasmessa con regolarit\u00e0 dal Primo Canale. L\u2019ingenuit\u00e0 di allora, oggi appare quasi profetica, dal momento che le attuali <em>smart tv<\/em> ci guardano davvero, anzi ci spiano per carpirci dati da utilizzare, per ora, a scopo commerciale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color\" style=\"font-size:22px\">Vabb\u00e8, l\u2019avrete capito, il romanzo della Lorenzo, <em>pardon!<\/em> il <em>memoir, <\/em>che offre anche numerosi altri sprazzi di vita locale, si legge con piacere e, ai pi\u00f9 sensibili, non manca di suscitare qualche momento di commozione. Saldando il debito con le sue radici, l\u2019autrice \u2013 come una sorta di <strong>\u201csignora della nostalgia\u201d<\/strong> \u2013 richiama in vita persone, luoghi, atmosfere del passato e dona loro quel tocco di eterno di cui solo l\u2019arte \u00e8 capace, \u201cperch\u00e9 il mio passato \u00e8 il mio presente e il mio avvenire\u201d, e, ancor pi\u00f9, \u201cperch\u00e9 la terra \u00e8 fatta di cielo e la scrittura ne \u00e8 la scala\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color\" style=\"font-size:22px\">Insomma, scriverlo \u00e8 stato una scalata verso il cielo, leggerlo pu\u00f2 essere la conquista di preziosi attimi di \u201ctempo ritrovato\u201d.<\/p>\n<div style=\"min-height: 30px;display: inline-block;\"><input id=\"818\" style=\"float: left;max-width: 50px;\" src=\"https:\/\/fattidistoria.org\/wp-content\/plugins\/wp-advanced-pdf\/asset\/images\/pdf.png\" alt=\"#TB_inline?height=230&amp;width=400&amp;inlineId=examplePopup1\" title=\"Export pdf to your Email\" class=\"thickbox export-pdf\" type=\"image\" value=\"Export to PDF\" \/><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non un romanzo n\u00e9 un\u2019autobiografia, non un saggio sulla memoria n\u00e9 un documento su luoghi e abitudini d\u2019altri tempi, eppure l\u2019ultimo lavoro della scrittrice cilentana&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":829,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[135],"tags":[10,136,32,11,137,8],"class_list":["post-818","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-libri","tag-cilento","tag-maria-pia-lorenzo","tag-morra-manlio","tag-parco-nazionale-del-cilento","tag-roscigno","tag-vallo-della-lucania","wpcat-135-id"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fattidistoria.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/818","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fattidistoria.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fattidistoria.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fattidistoria.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fattidistoria.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=818"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fattidistoria.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/818\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fattidistoria.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/829"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/fattidistoria.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=818"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/fattidistoria.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=818"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/fattidistoria.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=818"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}