23 marzo 1919, nascono i Fasci di combattimento. Una data da dimenticare? (II Parte)

II parte

Dal ’19 al ’22, il fascismo è sostanzialmente assente dalle contrade cilentane. Il rapido ma complesso percorso che porta il piccolo movimento del primissimo dopoguerra a diventare quel “partito armato” che conquista il potere a fine ottobre del ’22, non viene avvertito o quasi nei nostri paesi che non vivono le tensioni del “biennio rosso” (’19-20) – con la paura della rivoluzione bolscevica – né quelle del “biennio nero”(’21-22), con la reazione violenta del fascismo squadrista.

Qui non c’erano spinte rivoluzionarie operaie o contadine. La guerra non aveva impresso grandi cambiamenti alle dinamiche socio-economiche locali. Il movimento operaio era quasi del tutto assente, i contadini continuavano ad essere disorganizzati. Chi tornava dalla guerra chiedeva sì cambiamenti, ma, in genere, non era in grado e non aveva la forza di mettere in discussione gli assetti sociali e i rapporti di potere tradizionali. Quindi non nasce un vero squadrismo locale, salvo casi rari e occasioni particolari, come ad Agropoli dove si registra l’unica squadra che negli anni a

 

cavallo della “marcia su Roma” agisce anche con violenza e si muove con vere e proprie spedizioni punitive.

Nel Cilento il fascismo diventa una realtà apprezzabile solo dopo la conquista del potere. La sezione dei Fasci di combattimento viene costituita a Vallo il 3 novembre 1922, cioè sei giorni dopo la “marcia”. Nello stesso mese, nascono le sezioni di Stio e di Laurino, a dicembre quelle di Campora, Ascea, Felitto, Piaggine Soprane, a gennaio quelle di Castelnuovo, Ceraso, Alfano, Omignano. Sono solo alcuni esempi tra quelli riportati nel volume di G. Silvestri, Fascismo salernitano del ’33.

Naturalmente, negli anni seguenti in tutti i Comuni nascono sezioni del partito governativo, mentre più lenta è la penetrazione del fascismo nel sistema di potere locale. Nel ’23 l’unica amministrazione comunale fascista del circondario di Vallo è quella di Agropoli. Le altre cilentane sono Sanza, Monte S. Giacomo, Pertosa, S. Pietro al Tanagro e Caselle in Pittari.

 

Due anni dopo, la situazione è nettamente cambiata: dei 53 Comuni del circondario vallese, 33 sono fascisti e 16 filo-fascisti, gli altri sono in parte penetrati da elementi fascisti o stanno per esserlo.

Gaetano PASSARELLI (foto C.Cerone, Un secolo di luce nel Circondario di Vallo della Lucania, CGM, 2013)

A Vallo, Gaetano Passarelli, sindaco dal 1920, non è fascista, né lo è la sua amministrazione. Agli inizi del ’24, due dei suoi componenti fanno parte del direttorio della locale sezione dei Fasci. Sono i consiglieri Giuseppe Cammarosano e Saverio De Mattia. Nel suo complesso, però, l’orientamento del Comune è filo-fascista, come emerge dalle scelte compiute per le elezioni politiche dell’aprile ’24, quando sindaco e giunta fanno votare per la lista nazionale messa insieme dal governo, in particolare per Andrea Torre, entrato nel fascismo da posizioni fiancheggiatrici, cioè da vecchio esponente del mondo liberale.

 

Il percorso del sindaco di Vallo – che è il più importante tra i possidenti locali – esemplifica la graduale conquista del notabilato meridionale compiuta dal fascismo governativo. Ma è, allo stesso tempo, immagine di ciò che diventa il fascismo meridionale cooptando tali notabili. Gli esponenti del vecchio ceto dirigente entrano nel partito – o comunque aderiscono più o meno convinti ed attivi alle politiche del governo e poi di quello che si trasformerà in un regime – e vi portano influenze e clientele, modalità d’azione e contenuti politici, cioè il loro tradizionale modus operandi consolidato in età liberale.

In definitiva, indossano la “camicia nera” per la forza del contesto, per opportunismo, per mantenere posizione e prestigio, perché il fascismo non ha una sua classe dirigente – né riuscirà mai a formarsela davvero – e, in qualche caso, anche per intima convinzione.

Quello meridionale, però, non è solo un fascismo di notabili. La sezione del Fascio a Vallo sembra dimostrarlo. Fin dal ’23, si caratterizza per un certo interclassismo dei suoi iscritti che non sono pochi.

(continua)

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Author: manlio morra

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