23 marzo 1919, nascono i Fasci di combattimento. Una data da dimenticare? (I Parte)

I Parte

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Questo mese cade uno degli anniversari storici certamente più controversi del nostro Paese. Il 23 marzo del 1919, vengono fondati, nel salone del circolo dell’Alleanza industriale e commerciale in piazza Santo Sepolcro a Milano, i Fasci di combattimento.

È il movimento di Benito Mussolini che, poco più di due anni dopo, diventerà il Partito fascista e, dopo un altro anno ancora, il 28 ottobre 1922, con la celebre “marcia su Roma”, porterà il suo leader al potere con la nascita del suo

Prima pagina del ” il Popolo d’Italia” del 24 marzo 1919

primo governo.

Per quello che ha rappresentato il fascismo, per le drammatiche conseguenze della dittatura, per le persecuzioni compiute, per la tragica guerra combattuta e perduta, forse a molti non apparirà una data da celebrare e da coltivare nella memoria personale e comunitaria, anzi sembrerà giusto condannarla alla damnatio memoriae degli eventi infausti. E forse è davvero così! Ma la storiografia non è giustiziera, non distribuisce patenti di positività o negatività ai fatti e ai personaggi storici, e soprattutto combatte l’oblio cui il tempo sottopone ogni cosa. Insomma, per non farla troppo lunga, non dobbiamo e non possiamo dimenticare, e la storia ci aiuta in questo. Inutile eppure indispensabile, la storia crea identità anche, e soprattutto, attraverso ciò che vorremmo dimenticare.

Il fascismo “sansepolcrista”, quello cioè che nasce a marzo del ’19, non è quello della “marcia” dell’ottobre ’22. In tre anni e mezzo si è evoluto – o forse involuto – passando dall’essere un movimento confusamente sinistrorso all’essere un partito nazionalista e reazionario.

Scrive Renzo De Felice: “I Fasci di combattimento nacquero in un clima confuso e contraddittorio, nacquero contro il Partito socialista e inquinati di nazionalismo. Nacquero però indubbiamente su un terreno e con una prospettiva di sinistra” .

Affermazione, questa del biografo di Mussolini per antonomasia, che a suo tempo – negli anni Sessanta dello scorso secolo, quando venne pubblicato Mussolini il rivoluzionario 1883-1920, volume da cui è tratta la citazione (p. 461) che apriva il suo lungo viaggio biografico – fece scandalo o quasi, aprendo, insieme a molte altre sue valutazioni, la nota querelle storiografica.

Ma in quel primo movimento dei Fasci c’erano socialisti, sindacalisti, anarchici, c’erano gli arditi, poi confluiti in gran numero nei “legionari” del D’Annunzio fiumano, e i futuristi di Marinetti, presente alla riunione del 23 marzo. C’era cioè un mondo emerso dalla guerra, in gran parte costituito dal vecchio interventismo rivoluzionario e in alcune componenti da gruppi che agivano per un nuovo tipo di rivoluzione.

Scrive ancora De Felice: “Chi scorra i nomi degli intervenuti alla riunione milanese del marzo ’19 (…) e li confronti con quelli di coloro che presero parte al congresso romano dell’Augusteo (novembre 1921) e a quello napoletano dell’immediata vigilia della ‘marcia’ su Roma non può non notare come nel giro di due-tre anni il gruppo dirigente fascista si fosse trasformato radicalmente (…) per la scomparsa di un buon novanta per cento dei vecchi quadri ‘delle origini’ e per l’origine politica e sociale dei ‘nuovi’: non più vecchi socialisti, anarchici, sindacalisti rivoluzionari, repubblicani, tiratisi in gran parte in disparte o passati decisamente all’antifascismo, ma liberali, costituzionali, nazionalisti passati armi e bagagli a quei Fasci che due-tre anni prima avevano considerato sovversivi, non più operai, artigiani, piccolissimi borghesi, ma medi e grossi borghesi, aristocratici, industriali, agrari… Nelle due serie di nomi è già sintetizzata tutta l’evoluzione-involuzione del fascismo” (pp. 505-6).

È con questi uomini, questi gruppi sociali, da posizioni nazionaliste, conservatrici e sostanzialmente di destra che Mussolini arriva al potere, forma il suo primo governo e si avvia a conquistare anche i notabili del Mezzogiorno con le loro clientele, i loro interessi, il loro modo del tutto peculiare di fare politica.

Nel Salernitano, nel Cilento e a Vallo, il fascismo arriva quasi esclusivamente dopo la “marcia su Roma”, con un tempismo che ne esprime il significato politico.

(continua)

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Author: manlio morra

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