I CADUTI VALLESI DELLA GRANDE GUERRA

Solo da pochi mesi, si sono concluse le celebrazioni del centenario della Prima guerra mondiale. Nel corso di varie occasioni, numerosi sono stati i ricordi degli eventi e le commemorazioni dei caduti. A Vallo, la cosa è passata quasi del tutto inosservata. Come non di rado accade da noi, si è persa l’occasione per coltivare la memoria, per ricordare i fatti storici, per fare cultura e non dimenticare il senso identitaria di una comunità. Eppure la nostra cittadina partecipò a quello sforzo bellico che le procurò tante sofferenze, come attestano i non pochi feriti e mutilati. L’entità di quella partecipazione è dimostrata soprattutto dai suoi quasi cento caduti.

Vallo.-Monumento-ai-caduti.-Lapide-di-quelli-della-I-guerra-mondiale

Qualche anno dopo la fine del conflitto – a ottobre del 1925 – viene inaugurato il monumento ai caduti, collocato simbolicamente davanti al palazzo del Municipio (anche perché chi maggiormente si era impegnato – sul piano amministrativo e finanziario – a farlo realizzare era stato Gaetano Passarelli, sindaco di Vallo dal 1920 al 1925).

Quello dell’inaugurazione è un giorno particolarmente solenne. Sono presenti l’on. Roberto Cantalupo e l’on. Andrea Torre, entrambi eletti l’anno prima nel “listone fascista”, che rappresentano la sostanziale adesione di Vallo e del suo Circondario al regime che si va formando. Parlano anche il sindaco e il vescovo, mons. Francesco Cammarota. La cronaca dell’evento è riportata dal giornale locale “La voce del Cilento”, nel numero del 31 ottobre ‘25.

La cosa singolare è che i nomi delle vittime della guerra riportati sulla lapide posta alla base del monumento sono “solo” 55, mentre da un’altra fonte sappiamo che i caduti vallesi furono più numerosi. Questa fonte è costituita dal libro tratto dai manoscritti lasciati dal can. Giovanni Maiese – uno dei testimoni oculari degli eventi di cent’anni fa – pubblicato solo nel 1983 (Vallo Lucano e suoi dintorni. Raccolta di notizie storiche).

Don Giovanni, che in genere è preciso e documentato nell’esporre i dati, raccoglie le notizie da varie fonti. Probabilmente, la principale tra queste è costituita dalla sottosezione dell’Ufficio Notizie presente a Vallo in quegli anni e istituita soprattutto grazie all’impegno di don Alfredo Pinto. Quell’ufficio faceva capo alla struttura centrale funzionante a Bologna, alla quale inviava e dalla quale riceveva i dati sui soldati locali impegnati sui vari fronti di combattimento. Per questo, quello da lui fornito è l’elenco più affidabile dei caduti.

Il suo intento non è quello di compilare una nuda lista ma di offrire un catalogo informato dei vallesi «caduti sul campo della gloria», come lui stesso li definisce. Per questo, divide le vittime tra quelle provenienti dal capoluogo e quelle delle frazioni, contribuendo quindi a individuare il contributo delle singole comunità. Per gli originari del capoluogo riesce ad essere più preciso, aggiungendo anche la data della morte e, quando ne è in possesso, il luogo, consentendo di individuare lo specifico contesto bellico.

Così, il contributo di sangue di Vallo è di 48 vittime, quello di Pattano di 19, quello di Massa di 11 e quello di Angellara di 10, ma è lo stesso canonico a specificare di non sapere se ci siano stati altri caduti originari del paese.

Egli annota sui suoi quaderni uno dei primi morti locali, il tenente Alfonso De Mattia caduto «a Monte Gedra» agli inizi di giugno del 1915, seguito a luglio da Aniello Ruocco morto sul Monte Sei Busi nel corso della II Battaglia dell’Isonzo. Nel 1916, muoiono Fedele Giuliani, sul Monte Sabotino durante la VI Battaglia dell’Isonzo combattuta ad agosto, il sottotenente Luigi Paolino, sul Monte Brezan a ottobre, e il tenente Angelo Ricciardi, vittima il 13 dicembre di una delle numerose valanghe di neve cadute quell’anno sui fronti di guerra. A questi, si aggiungono coloro che riescono ad arrivare in ospedale morendovi per le conseguenze delle ferite, dei traumi, delle malattie, come, tra gli altri, Vincenzo Passannante, morto il 5 luglio del ’15 «all’ospedale di Campo n. 165», Bruto Oricchio, morto il 23 maggio del ’16 «nell’ospedale di campo n. 0,08», Antonio Francesco Gennarelli-Ferra, morto il 12 ottobre dello stesso anno «all’ospedale di campo n. 0,100», e Antonio Rinaldi, morto all’ospedale di Pistoia pochi giorni prima, il 6 ottobre.

Durante il durissimo 1917, muoiono sul Carso Pantaleo Ruocco e Fortunato Scalone, mentre sono vittime della XII Battaglia dell’Isonzo, divenuta la disastrosa rotta di Caporetto, Antonio Paolino, morto il 24 ottobre, e Antonio Passaro, morto il 4 novembre. Cade sul Piave, in quegli stessi mesi, il tenente Ermanno Scarpa, il 18 dicembre, al quale era stata conferita la medaglia d’argento al valore militare. Tra le vittime, anche il sacerdote Domenico Pignataro, morto il 27 agosto «presso Udine per lo scoppio di una polveriera». Non meno drammatico il 1918, quando, ancora sul Piave, muoiono Carmine Rinaldi, il 18 agosto, Nicola Oricchio, il 29 ottobre, Raffaele Stifano, il 28 ottobre, mentre Gaetano Nicoletti muore il 3 aprile dello stesso anno «nell’ospedale di Somorja» in Ungheria, dove era stato condotto come prigioniero (Vallo Lucano e dintorni…, pp. 293 ss.).

A questi si aggiungono gli altri caduti del capoluogo. Per i primi due anni di guerra: Agnello Buongiorno, morto il 3 luglio 1915; Pasquale Cammarosano, morto il 5 luglio (senza indicazione di anno); Pantaleo Sansone, morto il 1° settembre 1915; Luigi Ruocco, morto il 22 ottobre 1915; Emiddio Rinaldi, morto il 15 dicembre 1915; Vittorio Terranova, morto l’8 agosto 1916.

Per il 1917: il sottotenente Vincenzo Avallone, morto il 21 maggio, Angelo Maria Liguori, morto il 5 ottobre, Pantaleo Laurito, morto il 19 settembre, Aniello Cammarosano, morto il 6 ottobre, Luigi Di Sevo, morto il 22 ottobre, Angelo Maria Palladino, morto il 24 novembre, il tenente Domenico Cialente, morto il 19 agosto, Vincenzo Sansone, morto il 30 agosto, Domenico Ruocco, morto il 17 marzo, Francesco Ruocco, morto l’8 marzo, Carlo Palumbo, morto il 19 novembre, Gaetano Oricchio, morto il 16 febbraio.

Per il 1918: Antonio Pavone, morto il 23 settembre; Salvatore Capasso, morto il 4 aprile; Pantaleo Palladino, morto l’1 settembre. Non vengono specificate date, né luoghi, per Luigi De Biasi, «morto per febbre d’aria», Aniello Ruocco, Antonio Inverso, Pantaleo Ricciardi, Ametrano Raffaele, Sansone Carmine. Risultano ufficialmente «dispersi», invece, Domenico e Sabato Ruocco.

I caduti di Pattano sono: Luciano Veneri, Sabato Giulio, Antonio Amato, Errico Labruna, Guerino Sansone, Angelo Maria Morrone, Antonio Veneri, Aniello Di Santi, Carmineantonio Labruna, Giovanni Labruna, Pantaleo Giulio, Donato Giulio, Luigi Antonio Passaro, Domenico Musto, Ferdinando Pacifico, Francesco Giulio, Enrico Veneri (disperso), Alfonso Giulio (disperso), Aniello Labruna (disperso).

I caduti di Massa sono: Aniello Oricchio, Alfonso Oricchio, Raffaele Ricchiuti, Pantaleo Jannuzzi, Pietro De Cristofaro, Giuseppe Cafaro, Antonio Oricchio, Antonino Scelza, Aniello Cobellis, Domenico Scelza, Angelo Oricchio.

I caduti di Angellara sono: Giuseppe Sansone, Angelo De Vita, Salvatore Maiese, Antonio Grammaldo, Antonio Russo, Luigi Maiese, Tommaso Sansone, Alessandro Pilerci, Angelo Antonio Mainente, Giovanni De Vita.

In tutto, il triste catalogo compilato da Maiese conta 88 nomi, compresi i dispersi. Sono 33 in più di quelli presenti sulla lapide, ma su quest’ultima ci sono sette nominativi non forniti dal canonico. Eccoli: Roberto Oricchio (S. Tenente), Carlo Di Santi, Giovanni Iacovazzo, Vincenzo Labruna, Francesco Piacetti (o Pacetti), Antonio Ruocco, Antonio Veneri di Antonio. Questo fa pensare che nell’elenco di mons. Maiese effettivamente mancasse qualcuno. Dunque, i due numeri vanno sommati e il risultato – 95 – rappresenta verosimilmente il numero complessivo delle vittime vallesi della Grande guerra.

Un conto davvero rilevante, quello presentato dal conflitto alla nostra cittadina. A quei nomi, alla loro memoria, alle sofferenze vissute, al dramma delle famiglie, all’assurdità di quella guerra (e di tutte le guerre) vada il nostro pensiero quando – distratti – passiamo nei pressi di quel monumento che inneggia alla libertà.

MANLIO MORRA

Per un quadro più ampio cfr. M. MORRA, Vicende politico-amministrative e sociali a Vallo della Lucania negli anni della Grande guerra, in “Rassegna Storica Salernitana”, Nuova Serie, XXXV/2 – n. 70, dicembre 2018, pp. 185-211.

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Author: manlio morra

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