Pubblicità e shopping d’altri tempi a Vallo

Pubblicità e shopping d’altri tempi a Vallo

Stavolta ci divertiamo dando uno sguardo a un aspetto particolare del nostro passato. Tutti sappiamo che Vallo è un piccolo centro commerciale, dove si vende e si compra un po’ di tutto. Non è solo il mercato domenicale – di antichissima tradizione – a caratterizzarlo, ma anche la presenza di attività commerciali di ogni genere che si occupano di una vasta gamma merceologica.

Se hai bisogno di un vestito o di un paio di scarpe, di un libro o di un quaderno, ma anche di un bottone e del filo per cucirlo, di uno spago o del pane casereccio, magari di quello senza glutine o di quello che segue l’ultima moda alimentare, stai sicuro che a Vallo c’è qualcuno che te lo vende, se non subito, appena le condizioni commerciali lo permettono.

Questo aspetto della nostra cittadina, che si osserva facilmente passeggiando per le sue strade o facendo il più moderno “shopping”, ha radici antiche. I commercianti vallesi costituiscono storicamente uno dei gruppi sociali più attivi e numerosi, che hanno fatto la fortuna del paese, almeno rispetto al territorio circostante.

Man mano che veniva meno la lavorazione delle pelli e la produzione dei cuoi (XVII e XVIII secolo), che era stata a lunga l’attività principale, e, nel corso dell’Ottocento, Vallo diveniva una cittadina borghese, si faceva strada il commercio al servizio soprattutto del crescente ceto medio formato da impiegati, funzionari, professionisti.

Lo sguardo sul passato che vi invitiamo a dare riguarda proprio le attività – anche artigianali – presenti in paese circa un secolo fa. Nel corso degli anni Venti del Novecento, aprono o continuano ad operare diversi empori, magazzini, rivendite, alcune delle quali hanno nomi noti che suonano ancora familiari.

Partiamo!

Forse qualcuno ricorda i negozi di “coloniali”. Vendevano prodotti “esotici”, in genere alimentari – caffè, spezie, ecc. – ma non solo. Leggete cosa offrivano Luigi Schiavo e Andrea Turco a Vallo nella prima metà di quel decennio.

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’emporio più famoso era probabilmente questo che segue. Quasi una galleria d’arte, forse di modernariato diremmo oggi, a leggere il catalogo dei prodotti in vendita.

Anche quello dei mobili era un settore presente in paese. Si trattava di un’attività, in genere, a metà tra la vendita e l’artigianato. I Turco, ad esempio, i mobili, oltre a venderli, li fabbricavano o li riparavano sistemandoli ad arte o con arte.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sembra essere, invece, più un’esposizione per la vendita quella che Ametrano faceva in corso Umberto con una tecnica di marketing più avanzata, capace di coniare anche degli slogan rivolti alle giovani coppie.

Ancora tra commercio e artigianato si collocano diverse attività legate al vestiario. Tra chi vendeva tessuti o vestiti già pronti e chi confezionava abiti di varia fattura e tendenza, sembra esserci nella Vallo dei “ruggenti anni Venti” una divisione dei ruoli e del lavoro. Leggete un po’ qui!

 

 

 

 

 

 

Ma forse l’attività artigianale più rilevante in paese era la sartoria. Sembra di essere a Napoli per il numero dei sarti che si fanno pubblicità. E, in effetti, qualcuno aveva davvero studiato a Napoli. La concorrenza è notevole, tutti promettono “eleganza”, “comodità”, “gusto” e rispetto della “moda”. C’è persino chi è esperto di “sartoria americana”!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci sono anche negozi specializzati in settori particolari come queste “cappellerie” che pubblicizzano prodotti delle più diverse marche, alcune – se leggete attentamente – ancora esistenti e di grande richiamo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La pubblicità più intrigante è questa. L’acronimo EVA sembra ammiccare ad esperienze peccaminose, anche se è solo il nome e il luogo di chi produce liquori “misteriosi” d’altri tempi. Al sapore di quel “Ferro China Veneri” potremmo anche arrivarci, ma chissà quale era quello del liquore “Monte Gelbison”?! Forse qualcuno che l’ha assaggiato potrebbe dircelo!

La distilleria EVA era davvero all’avanguardia per capacità di pubblicizzarsi. I suoi slogan sembrano richiamare il moderno refrain de “l’uomo che non deve chiedere mai!”. Forse, a noi oggi i prodotti Veneri danno l’idea di intrugli di alchimisti, ma la ditta aveva partecipato all’expo di Parigi del 1913… non quella universale ma di settore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Chiudiamo, infine, con due settori particolari: quello dei carburanti e delle banche. Direte: “Ma che c’azzeccano?” E invece ci sembra che queste pubblicità mettano in evidenza, da un lato, che in zona sono arrivate le prime auto e i primi mezzi meccanici, dall’altro, che, a suo modo, Vallo è anche una piccola “piazza finanziaria”, anche se il credito è rivolto essenzialmente al mondo agricolo.

Il 6 marzo del 1922 è impiantata a Vallo una succursale del “Credito Meridionale”, banca espressione del mondo cattolico e che ha recapiti in diversi paesi cilentani convergenti sulla succursale locale.

A farle concorrenza, la filiale della torinese Banca agricola italiana, aperta negli stessi anni.

Alla fine, chiudiamo – stavolta, davvero – con i fuochi artificiali. La ditta del cav. Senatore produceva e utilizzava materiale pirotecnico ed era in grado – senza modestia alcuna e in pieno spirito commerciale – di “soddisfare qualsiasi richiesta”. Evidentemente, spari e batterie varie appartenevano ormai da tempo alla tradizione delle feste locali.

È inutile aggiungere che ogni riferimento a fatti e persone reali in questo articolo non è puramente casuale. Insomma, se qualcuno ha riconosciuto parenti, amici, conoscenti, la cosa è voluta! E magari, se ha piacere, ce l’ho faccia sapere, scrivendoci.

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Author: manlio morra

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